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In Evidenza

  • L'ASSOCIAZIONE CIIVA RITIENE UTILE LA NOMINA DELLA COMMISSIONE DI INDAGINE SUL SANT'ALESSIO

    vASP S. ALESSIO: SERVE COMMISSIONE CONSILIARE REGIONALE DI INCHIESTA”


    Nei giorni scorsi il gruppo del Pd del Consiglio Regionale del Lazio ha gridato “vittoria” per aver ottenuto le dimissioni del Direttore generale dell’Asp S. Alessio.

    Intanto erano partiti per farlo cacciare con ignominia e si dovuti accontentare di dimissioni, che rientrano nell’ambito del Promoveatur ut amoveatur, ottenute solo grazie al supporto di una parte della destra che governa oggi la Regione.

    Il paradosso di questa vicenda è che il Pd, che ha avuto la responsabilità di aver gestito nella scorsa legislatura l’affidamento del patrimonio del S. Alessio ad una sgr, con documenti ufficiali che sostengono abbia causato gravi danni patrimoniali all’ente, con questo polverone è riuscito a nascondere le proprie responsabilità e ad addossare alla nuova amministrazione regionale le colpe della cattiva gestione.

    Io continuo a credere che il direttore generale sia stato fatto dimettere perché si era opposto alla vendita improvvisa di 52 milioni di euro di patrimonio e perché era di ostacolo ad operazioni immobiliari che sono all’orizzonte.

    Nello stesso giorno in cui il dg dell’Asp si dimetteva, la giunta Regionale del Lazio approvava una modifica del regolamento sulle ex Ipab. La modifica riguarda l’art 11, quello dei requisiti da avere per poter fare il direttore.

    Dopo tante critiche ai requisiti dell’attuale dg questi vengono modificati allargando di molto lo spettro. “Ai soggetti che abbiano maturato per almeno 5 anni una esperienza di direzione di strutture socioassistenziali o sociosanitarie pubbliche o private o che abbiano ricoperto incarichi dirigenziali presso Ipab o Asp per un periodo non inferiore a tre anni” si aggiunge la previsione di “attività libero professionale presso Asl, società regionali, strutture socioassistenziali o sociosanitarie pubbliche o private.”

    Ma quello che mi ha colpito è la previsione di “soggetti che abbiano svolto funzioni commissariali presso Ipab o Asp per almeno tre anni, anche non continuativi”.

    Sembra un vestito confezionato a misura.

    Siccome il provvedimento va in commissione affari costituzionali del Consiglio regionale sono curioso di vedere cosa farà l’opposizione, dopo aver alzato un polverone sui requisiti.

    In questi giorni sul sito dell’Asp, dopo la determina della nomina del nuovo dg facente funzioni, è stato pubblicato l’avviso per la selezione del nuovo direttore generale che contiene i vecchi requisiti e non tiene conto delle modifiche che devono tornare in giunta dopo il parere della Commissione.

    Ora passato il polverone sul dg resta il grave stato di indebitamento dell’Asp, denunciato nei documenti ufficiali dell’ente, sul quale c’è il silenzio assordante sia dell’Asp che della Regione, che ha l’obbligo di intervenire per evitare che il patrimonio dell’Asp continui a essere depauperato.

    È paradossale che un ente come l’Asp S. Alessio che ha un immenso patrimonio immobiliare, oltre 650 tra immobili e locali commerciali, il casale S. Pio V e una tenuta a Presciano (Si), che da sola vale circa 40 milioni di euro, con un valore complessivo di mercato di quasi 1 miliardo di euro abbia gravi problemi finanziari dovuti alla cattiva gestione del patrimonio.

    Nel 2017 l’allora Cda, attraverso una gara, affida la gestione del patrimonio alla Sgr Sorgente, mentre l’allora direttore al bilancio della Regione consigliava di affidarlo alla Invimit, società pubblica, alla quale la Regione ha affidato la gestione del suo patrimonio.

    Il conferimento avviene per un valore di 220 milioni, prima grave incongruenza dell’operazione rispetto al valore di mercato.

    In otto anni, dal 2017 ad oggi, la sgr, prima Sorgente oggi Castello/Anima, non ha versato neanche un euro all’Asp dalla gestione degli affitti del patrimonio.

    In media negli anni precedenti, con la gestione interna, si incassavano circa 4 milioni l’anno.

    Quindi l’Asp ha registrato un mancato incasso di circa 32 milioni di euro.

    Nel frattempo la Sgr con il fondo immobiliare nel 2017 chiede un mutuo ad Unicredit di 25 milioni, che gira al S. Alessio. Somma che deve essere restituita e costituisce un debito.

    Nel 2023 il fondo immobiliare ottiene da Unicredit un altro finanziamento di 20 milioni di euro per rifinanziare il vecchio mutuo, ipotecando parte del patrimonio immobiliare.

    Nel frattempo, dal 2020 al 2024, (2020: -5,4 milioni), (2021: -2,2 milioni) (2022: -5,2milioni), (2023: -12,4 milioni) (2024: -1,5 milioni), l’Asp ha accumulato un disavanzo complessivo di € 27 milioni di euro.

    Non solo, ma la sgr Castello ha venduto una parte del patrimonio di pregio per circa 10 milioni di euro (come, a quanto e a chi?). Di questa cifra 3 milioni sarebbero serviti per manutenzione ordinaria e straordinaria (dove, come, quando?), circa 2 milioni per spese incrementative capitalizzabili (non ho ancora capito di cosa si tratta) e 5 milioni nel bilancio della sgr, cosa grave perché dovevano andare all’Asp.

    Qualcuno si è risentito quando in uno dei precedenti articoli ho scritto che l’indebitamento complessivo tra Asp e fondo immobiliare si aggira intorno ai 70 milioni di euro.

    Le cifre che ho riportato sopra sono quelle che ho desunte dai bilanci e dagli atti ufficiali dell’Asp, ognuno può fare i conti e constatare che la situazione è di un vero e proprio default.

    Io credo sia arrivato il momento che sia i vertici dell’Asp che la Regione, che ha molte responsabilità per non essere intervenuta per evitare il depauperamento del patrimonio, dicano come stanno le cose e di chi sono le responsabilità.

    Mi chiedo anche che conseguenze abbia avuto il faro acceso dalla Corte dei conti, che nel via libera al bilancio del 2023/2024 chiese lumi alla Regione del consistente indebitamento dell’Asp.

    Serve trasparenza, chiarezza e verità, per questo credo che la strada maestra sia quella di istituire in consiglio regionale una commissione consiliare di inchiesta, ai sensi dell’art. 35 dello statuto e dell’art 17 del regolamento dei lavori del Consiglio, che possa avere tutta la documentazione non solo dell’Asp ma soprattutto del fondo immobiliare per fare chiarezza sul debito, accertare le responsabilità ed evitare la svendita del patrimonio immobiliare dell’Ente.

    Pronto a sostenere con tutte le mie forze la proposta di legge sulla istituzione di una commissione di inchiesta sul S. Alessio, che il consigliere regionale Alessio D’Amato ha annunciato che presenterà nelle prossime ore.

    Faccio un appello a tutti i consiglieri e in particolare al centro destra della Pisana a sostenere questa proposta.

  • IL CENTRO SANT'ALESSIO PER CIECHI NELLA BUFERA DAL GIORNALE L'OPINIONE (articolo di Donato Robilotta) 18 marzo 2026

    Torno a scrivere dell’Asp S. Alessio, l’ex Ipab dei ciechi, dopo averlo fatto con articoli-dossier nel 2022 e 2023, perché le cose non sono affatto migliorate, anzi.

    Mi ha fatto riflettere una discussione sul S. Alessio avvenuta in Consiglio Regionale qualche giorno fa, con alcuni consiglieri di opposizione che hanno attaccato duramente l’attuale Direttore Generale perché secondo loro avrebbe diminuiti i servizi. Mi ha colpito però la loro affermazione di distinguere la vicenda dei servizi dalla gestione del patrimonio, della quale dovrebbero occuparsi gli uffici competenti.

    Mi spiace contraddirli ma le due cose sono strettamente legate, perché senza soldi derivanti dagli affitti degli immobili il S. Alessio ha difficoltà ad erogare servizi aggiuntivi a quelli che eroga in convenzione con la Regione.

    Su loro richiesta è stata poi convocata la commissione regionale Trasparenza sul S. Alessio, che a sentire Radio Pisana avrebbe l’obiettivo di portare alla revoca dell’incarico del direttore generale, che secondo qualcuno non avrebbe i requisiti per ricoprire quella carica.

    Non ho elementi per entrare nella controversia sul direttore, però mi chiedo perché adesso, a quasi due anni di distanza dalla sua nomina e, soprattutto, cui prodest?

    Non voglio pensare male, anche se Andreotti diceva che quasi sempre ci si azzecca, ma non vorrei che la colpa grave dell’attuale Direttore sia stata quella di non aver sottoscritta, a Marzo 2025, la richiesta di vendita del patrimonio per circa 52 milioni di euro, che l’allora commissario gli aveva sottoposto all’improvviso e a pochissimi giorni dal termine del suo mandato.

    Siccome la situazione economica dell’Asp è gravissima, quasi da default, con un debito di circa 70 milioni di euro, su un patrimonio valutato dalla Società di Gestione del Risparmio (sgr) di 220 milioni di euro, non vorrei che si stia alzando un polverone sul direttore generale per coprire la mala gestione del patrimonio immobiliare e la ricerca delle responsabilità. Una cosa è certa, del debito il direttore non ha nessuna responsabilità.

    Per capire la questione faccio un riepilogo.

    L’Asp S. Alessio ha un immenso patrimonio di oltre 650 immobili e locali commerciali, una grande tenuta a Siena, dal valore di circa 40 mln di euro, il Casale S. Pio V, da un valore immenso, dato in affitto alla Link Campus, ora università telematica del gruppo Cepu, con un contenzioso in corso del quale nessuno ad oggi sa niente.

    I vertici dell’Ipab, nominati dalla giunta precedente, nel 2017 decidono con gara di affidare la gestione del patrimonio immobiliare alla sgr Sorgente, invece di affidarlo al fondo Invimit- Regione lazio, con una valutazione per il conferimento del fondo pari a € 220 milioni di euro, a fronte di un valore di mercato, secondo me, di quasi 1 miliardo di euro.

    Contestualmente all’avvio dell’operatività il Fondo gira all’Asp un finanziamento di 25 milioni avuto in prestito da Unicredit. Somma che deve essere restituita dall’Asp e che costituisce debito.

    La sgr Sorgente nel 2019, dopo la richiesta della ex Ipab e l’autorizzazione della Regione, mette all’asta oltre 50 immobili, di cui 14 in via Branca a Testaccio, 5 in via Montecristo (Montesacro), 10 in via Montegiordano (Parione), 13 in vie diverse tra via Catone, via della Balduina e via di Panico, per circa 10 milioni di euro.

    Per quello che ne so, 3 milioni sono serviti per manutenzioni ordinarie e straordinarie (dove, quando?), circa 1,5 milioni sono serviti per strumenti finanziari e il resto (circa 5,5 milioni) sarebbe confluito nei bilanci della sgr invece di essere trasferito all’Asp.

    Il 4 ottobre 2022 l’Asp S. Alessio, nel frattempo a Sorgente alla guida della sgr è subentrata Castello, poi diventata Anima, presenta alla Regione istanza di autorizzazione per la vendita di un patrimonio pari a 60 milioni di euro (un terzo del valore dell’intero patrimonio).

    Per fortuna la richiesta, senza un piano di investimenti, dopo una serie di richieste di documentazione da parte della regione, arriva a inizio del 2023 in piena campagna elettorale e la direzione servizi sociali, che ha la vigilanza, fa scadere i termini senza autorizzare (silenzio dissenso previsto dalla legge regionale). Spero che anche i miei articoli denuncia siano serviti ad evitare la vendita.

    A gennaio 2023 l’Asp chiede di avvalersi di un anticipo cassa presso la propria tesoreria di 3 milioni di euro e chiude il bilancio consuntivo del 2022 con 5 milioni di euro di disavanzo.

    A metà marzo del 2023, un mese dopo le elezioni della Regione che hanno portato a un cambio dell’amministrazione regionale, il fondo immobiliare Sant’Alessio, dopo il contratto di finanziamento con Unicredit di 25 milioni di euro stipulato il 31 maggio del 2017, ottiene un altro finanziamento da Unicredit di euro 21 milioni. La sgr che gestisce il fondo a garanzia dell’intero prestito di 46 milioni di euro sottoscrive una ipoteca sugli immobili del fondo, che quindi ad oggi hanno un vincolo ipotecario.

    Prima della fine dell’anno 2023 il Presidente del Cda si dimette e la giunta regionale nomina un commissario. Uno dei primi atti del commissario (febbraio 2024) è quello di approvare una delibera per chiedere un anticipo di cassa dalla propria banca di 2 milioni. Inoltre a giugno 2024 il commissario approva il bilancio consuntivo del 2023 che evidenzia un disavanzo di esercizio di oltre 12 milioni di euro.

    Nel frattempo il direttore dell’Asp, che ha firmato tutti gli atti di conferimento del patrimonio alla Sgr, si dimette per essere nominato dal commissario amministratore unico della fondazione contatto, nata per la gestione dei servizi, e per assumere il personale a partita iva, con fondi regionali

    Il commissario, a luglio 2024, nomina il nuovo direttore dell’Asp che nel frattempo è svuotata di poteri e funzioni tanto che non ha nessun potere di vigilanza sulla fondazione.

    A giugno del 2024 il commissario incarica un dirigente della Corte dei Conti (delibera 13 giugno 2024) per “la ricognizione delle cause e delle responsabilità connesse all’indebitamento dell’ente nonché al corretto utilizzo dei fondi rinvenenti dalle alienazioni del patrimonio immobiliare”.

    Poi il commissario nel febbraio 2025 firma il cosiddetto atto di sottomissione con il quale toglie il vincolo di inalienabilità che c’era su gran parte del patrimonio di pregio, rendendolo quindi quasi tutto alienabile; non solo, ma a marzo 2025, a pochi giorni dalla scadenza del suo mandato, firma una richiesta di vendita per 52 milioni di immobili chiedendo la sottoscrizione al Direttore generale che, giustamente, si rifiuta di firmare.

    A maggio 2025 la Regione nomina il Presidente e il Cda che ad agosto approva il bilancio consuntivo 2024 con un disavanzo di euro 1,5 milioni.

    Il 19 novembre 2025 il nuovo Cda dell’ente mette nero su bianco che il fondo immobiliare S. Alessio dal 2017 ad oggi non ha mai distribuito dividenti all’Asp “contribuendo a causare un grave indebitamento dell’Asp medesima”.

    Inoltre cita una nota di un esperto nominato dall’ex commissario che nel luglio del 2024 pone in “evidenza una possibile mala gestio delle predette società – Sorgente SpA e Castello SpA –nell’ambito del fondo immobiliare S. Alessio e pertanto evidenzia l’esigenza di pronte attività commissariali a tutela del pubblico erario”.

    La stessa delibera prende atto che lo studio legale, incaricato dall’ex commissario nel settembre 2024 di fare una due diligence, dopo oltre un anno non avrebbe prodotto niente e incarica il direttore di nominare un nuovo professionista. Cosa che avviene con determina del 5 dicembre 2025.

    Inoltre un fondo previdenziale che ha fatto un investimento nella sgr ha chiesto la restituzione di circa 20 milioni di euro del suo investimento.

    Faccio delle brevi considerazioni finali.

    Prima del conferimento del patrimonio alla sgr la gestione degli affitti portava nelle casse della Ipab circa 4 milioni di euro all’anno. In questi otto anni di gestione da parte della sgr, dal 2017 ad oggi, la Ipab non ha ricevuto nessun fondo dalla sgr per la riscossione degli affitti. Parliamo di una cifra che sarebbe ammontata a circa 30 Milioni di euro.

    A fronte di questo mancato incasso l’Asp e il fondo risultano indebitati per una cifra pari a 70 milioni di euro, al netto degli interessi, con una parte del patrimonio, pari a 10 milioni, venduta senza che un solo euro sia andato nelle casse dell’Asp.  Quindi 70 milioni di debito rispetto a un patrimonio valutato per circa 200 milioni.

    Adesso capisco la fretta nel voler vendere il patrimonio di pregio. Spero solo che sappiano quali sono le conseguenze della vendita di un patrimonio ipotecato. Ho molti dubbi inoltre che si possa vendere patrimonio per pagare debiti. Inoltre per vendere bisogna presentare alla Regione, che deve autorizzare, un piano di investimenti in servizi. La regione ha l’obbligo di vigilare che il piano di investimenti sia rispettato.

    La stampa ha riportata l’intenzione dell’ente di vendere la tenuta di Presciano, alle porte di Siena, (se non ricordo male ci dovrebbe essere una perizia dell’ex Ipab che ne stimava il valore intorno ai 40 mln di euro) e un’operazione immobiliare sul compendio di via Margutta, oltre alla vendita di altri immobili.

    Per vendere la tenuta di Presciano così come il patrimonio di pregio va fatta una gara ad evidenza pubblica. Spero che a nessuno venga in mente di pensare di fare una vendita diretta con la motivazione che essendo la sgr una società privata non ha obblighi di gara ad evidenza pubblica, perché il patrimonio che la sgr gestisce è dell’Asp che è un ente pubblico.

    Mi chiedo cosa abbia vigilato la Regione in questi anni che si accumulava l’indebitamento e perché non sia ancora intervenuta adesso dando direttive di revocare il conferimento del patrimonio alla sgr, ricercare le responsabilità e far pagare il debito a chi lo ha fatto.

    Di questo dovrebbero discutere alla Pisana e non far finta di non vedere.

    Aggiornato il 18 marzo 2026 alle ore 13:37

     

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